Da Giuseppe Culicchia a Bret Easton Ellis e ritorno
Mi ha divertito molto il ritratto della gioventù bruciata di Torino, scritto da Giuseppe Culicchia. Spero che a Torino non siano così, perché sarebbe grave (se pensate anche che hanno Cobolli Gigli). Non c’è molta storia, non succede niente, ma “Brucia la città” si fa leggere. Il punto, però, è che è uguale a “Glamorama” di Bret Easton Ellis. In realtà non è uguale, perché In Glamorama succedono molte cose, forse anche troppe, ed è nel suo genere un capolavoro. E’ uguale l’idea, il plot, lo stile, tutto. Culicchia, del resto, sa come scrive Ellis, avendo tradotto gli ultimi due suoi romanzi. In giro ci sono molte lodi per la ventata d’aria nuova che questo (ripeto: bel) libro ha portato alla letteratura italiana. Rendiamo però conto che siamo nel 2009 e che Glamorama è del 1998.
via Christian Rocca
Diceva che anche quella di Lourdes è ottima, ma quella di Medjugorje è oggettivamente meglio. - Alessandro Bonino
Ahi ahi ahi, onorevole Carlucci
L’onorevole Gabriella Carlucci polemizza con chi ha contestato il suo disegno di legge sull’accesso a internet. Beh, non proprio il suo disegno di legge, visto che non l’hanno scritto né lei né qualcuno del suo staff, bensì Davide Rossi, presidente di Univideo (Unione italiana editoria audiovisiva), un’associazione di Confindustria.
(via Stefano Quintarelli)
How to Save Your Newspaper
Walter Isaacson su Time
Il polso del paese
“È tornato l’ottimismo”, ha detto Franceschini appena eletto. Giuro.
Vado a fare dei caroselli
(via Luca Sofri)
Più di così! (Stefano Bartezzaghi)
UNA VECCHIA INTERVISTA a Stefano Bartezzaghi, tutta da leggere.
Money quote: «La mia generazione è sempre arrivata quando la festa era già finita. Pensi invece a quelli nati negli Anni 30: hanno vissuto la dittatura, la guerra, la fame, poi hanno avuto la libertà, il boom economico, la rivoluzione sessuale, e adesso che sono vecchi si godono le ultime pensioni, perché è chiaro che i soldi per pagare le nostre non si troveranno, e gli hanno pure inventato il Viagra. Più di così!».
La Settimana Enigmistica (che per inciso costa 1,30 euro, in un mondo di teste impazzite e vinte dall’inflazione), lo scorso novembre ha superato i 4mila numeri.
(via Antonio Dini)
Catilina o Caligola per me pari sono
Magari l’hanno segnalato già in 50mila (in questi giorni sono un po’ troppo assente dalla rete), ma questo lapsus in un articolo dell’altro ieri su Berlusconi, scritto dal vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini, mi ha fatto un po’ sorridere: “Può anche candidare il suo cavallo, come fece Catilina”.
Elementary, my dear Watson! (Mica tanto)
In realtà solo al sesto paragrafo del romanzo “Il segno dei quattro” Holmes usa proprio il celebre “Elementare, Watson!”
A third major reference is the quote, “Elementary, my dear Watson,” (which was never actually said by Holmes).
È tardi e ho voglia soltanto di andare a letto. Il dubbio che mi è sorto andando ad approfondire la parte finale del precedente post rimarrà tale, fino a quando non avrò il tempo di andare a rileggere Conan Doyle o fino a quando qualcuno non mi scriverà, sciogliendo il dilemma.
Beam me up, Scotty! Ovvero, come tradire i sogni di un bambino
Scopro ora, grazie a un link di Massimo Russo, che una delle frasi cult di Star Trek non è mai stata pronunciata in alcun episodio di Star Trek. Un po’ come “Elementare, Watson!”, mai fatto dire a Sherlock Holmes da Arthur Conan Doyle.







